Risultati

Tabella dei Contenuti

Risultati e value proposition

Non raggiungibili dalle tecnologie tradizionali
Alta qualità del sistema di alimentazione: l’affidabilità dei livelli di tensione richiesta dalle utenze è soddisfatta!
La protezione è completa, al contempo contro le sovratensioni (regolate e limitate in funzione dei fabbisogni) e le sovracorrenti (scaricate), rendendo possibile una protezione non comparabile con quella delle tecnologie passive tradizionali, che presentano una soglia molto variabile dei valori di tensione bloccati, funzione dell’intensità della sovracorrente in ingresso.
La quasi assenza delle correnti di dispersione consente di diminuire i fuori servizio attraverso una migliore integrità della protezione e una vita utile molto superiore.
La protezione consente drastici abbattimenti degli interventi di manutenzione e dei fuori servizio.
Il dispositivo presenta una vita utile molto superiore a quella delle tecnologie passive: il dispositivo ProtecTOR si attiva con trigger elettronico, mentre le soluzioni passive tradizionali subiscono il continuo degrado delle correnti di dispersione (leakage currents).
Informazione digitale dello stato operativo, di guasto, di intervento e possibilità di aging del dispositivo. I dati digitali disponibili in remoto consentono lo sviluppo e il miglioramento della manutenzione preventiva e predittiva, eventualmente anche tramite funzioni di IOT.
Specifici livelli di tensione a cui attivare l’intervento di protezione e specifici valori soglia entro cui contenere la sovratensione.
Il dispositivo si attiva con trigger elettronico, rendendo quasi assenti le correnti di dispersione e superando i problemi delle soluzioni tradizionali: precoce invecchiamento della protezione, perdite di inserzione, disadattamenti di impedenza di linea.
Possibilità di operare in DC e in presenza di sorgenti con frequenze più elevate (<3KHz).
In caso di riprogettazione dei carichi, l’utilizzo del ProtecTOR consente di eliminare le attuali ridondanze, oggi necessarie per compensare la scarsa qualità dei flussi di alimentazione.

Confronto tra la tecnologia del ProtecTOR quella del varistore

Comparazione: ProtecTOR vs Varistore

ProtecTOR

A. ProtecTOR programmato a 540 V: intervento di protezione a 540 V;
B. Continuità nella protezione anche dopo gli interventi di blocco, senza operazioni di manutenzione (nessuna sostituzione richiesta) .

Varistore VDR

L’eccesso di corrente della fulminazione innesca il varistore VDR. L’intervento di protezione avviene a un livello di tensione non predeterminabile perché dipende dai livelli di corrente in input. Questo determina – vedi esempio:

A. Nessuna protezione se la tensione è al di sotto di 1000V range;
B. Protezione dei carichi solo a 1000V range;
C. Le correnti di dispersione (quasi assenti nel ProtecTOR) degradano e progressivamente
provocano l’apertura o il cortocircuito del varistore di fase: 
– I carichi risulteranno non protetti
– I carichi risulteranno fuori servizio, qualora nel processo di degrado del varistore si fosse verificato un cortocircuito di bassa impedenza che abbia innescato l’apertura dell’interruttore di linea.
Il varistore in ogni caso deve essere sostituito con intervento manuale urgente.

* Cfr VDR Failure Model Analysis.

Riferimenti per la comparazione: Voltage protection level Ures at 5kA (8/20μs) – (L-N / L-PE) = kV 1,0 / 1,0 – Test Class T3. Il VDR di riferimento è di un primario player internazionale.

Tecnologie tradizionali e problemi connessi

Le tradizionali e più frequenti soluzioni di protezione sono costituite da dispositivi a varistore (VDR Voltage dependent resistor). L’intervento di protezione di un varistore è innescato dall’eccesso di corrente della fulminazione che determina lo scarico della corrente in eccesso, ma l’intervento di blocco del livello di tensione risulta variabile in funzione dei livelli di corrente in ingresso.

Ne risulta che i carichi connessi sono soggetti a sovratensioni anche particolarmente elevate, in funzione delle sovracorrenti in atto. 

In sintesi: le tecnologie tradizionali proteggono dalle sovracorrenti, ma non consentono di bloccare i livelli di tensione entro specifici livelli predeterminati, coerenti con i fabbisogni di protezione dei carichi connessi.

Ulteriori problemi emergono dalle correnti di dispersione (quasi assenti nel ProtecTOR), che degradano e progressivamente provocano l’apertura o il cortocircuito del varistore di fase, innescando le seguenti due conseguenze: 

  • I carichi risulteranno non protetti 
  • I carichi risulteranno fuori servizio, qualora nel processo di degrado del varistore si fosse verificato un cortocircuito di bassa impedenza che abbia innescato l’apertura dell’interruttore di linea (le soluzioni di riarmo automatico dell’interruttore di linea risultano scarsamente affidabili, poiché non vengono indagate le possibili differenti cause di intervento, oltre a confermare la situazione di mancata protezione dei carichi) 

Il dispositivo dovrà essere tempestivamente sostituito con un intervento manuale urgente e non programmato, particolarmente oneroso specialmente per i frequenti siti disagiati delle base station.

In ogni caso dal dispositivo di protezione a varistore non potranno provenire informazioni di buon funzionamento o di guasto, a meno dell’installazione di ulteriori sensori.

Ne risulta complessa la realizzazione di report o analisi per una migliore gestione dei sistemi protettivi, orientamento ai programmi di manutenzione, realizzazione di sistemi di manutenzione preventiva / predittiva, sviluppo di sistemi IOT per la gestione e la manutenzione.